| SPONSOR :: TECNICOMAR |
|
LA CORSICA Un susseguirsi di spiagge e di rocce che s'immergono in acque cristalline, un tratto del perimetro insulare di notevole bellezza, da scoprire anche nell'immediato retroterra Articolo di
LEGGI ANCHE
Pubblicato su Nautica 396 di aprile 1995 |
IL CUORE DELLA VACANZAEccoci giunti alla terza puntata del nostro itinerario lungo la costa nordoccidentale della Corsica, il tratto che separa il golfo di Porto, chiuso a sud da capo Rosso, dai due porti di Ajaccio. Un susseguirsi di spiagge e di rocce che s'immergono in acque cristalline, un tratto del perimetro insulare di notevole bellezza, da scoprire anche nell'immediato retroterra.Dalle descrizioni fotografiche e dai testi pubblicati sulle pagine di Nautica è facile comprendere che sono proprio il golfo di Porto e il tratto di riserva naturale della Scandola la parte più avvincente ed interessante dell'intero itinerario, e che è lì che vi si consiglia caldamente di trascorrere la gran parte del tempo delle vacanze. D'altronde anche in questo caso esiste il rovescio della medaglia: infatti, a meno che non si possieda un multiscafo che ci consenta in caso di maltempo l'ingresso nel formidabile approdo di Porto, o che ci si senta in vena di trascorrere il periodo di maltempo alla fonda nel golfo della Girolata, saremo sempre costretti a mantenere un occhio ai ripari più vicini, che poi tanto vicini non sono proprio. Ed ecco che il nostro consiglio è quello di far base a St Florent/Ile Rousse/Calvi, se si arriva da nord e percorrere l'itinerario come indicato; o far base ad Ajaccio e percorrere l'itinerario al contrario nel caso in cui si arrivi dalla Sardegna, o comunque da sud, dopo aver attraversato le Bocche. Vedremo che il tratto di costa che stiamo per descrivere risponde a caratteristiche decisamente differenti da quelle incontrate nei precedenti itinerari: ampie spiagge chiudono verso terra il grande seno di Sagone che occupa gran parte di questo tratto di costa. Ciononostante, immediatamente a ridosso del mare si innalzano montagne piuttosto aspre che si avvicinano ai mille metri di altitudine. Anche il turismo in questa zona è diverso da quello della costa più a nord: non così frivolo e mondano come a Calvi e St. Florent, meno dedito alla assoluta contemplazione della natura come a Porto o nel parco della Scandola, potrebbe essere definito come un turismo più "familiare". Le strutture sono sempre ottime e ruotano molto attorno alla tipica vita di spiaggia, con locali e discoteche per la sera. Nauticamente parlando, il golfo di Sagone è molto frequentato da piccole imbarcazioni e gommoni, che possono contare sull' affitto di gavitelli di fronte a molte spiagge e diversi scivoli di alaggio. Esaurite le premesse, veniamo alla descrizione dell'itinerario, cominciando proprio da punta Capo Rosso, dove avevamo interrotto la precedente puntata. La prima considerazione generale su quello che ci aspetta appena doppiata la punta è la completa assenza di ridossi naturali per tutti i venti dal Libeccio al Maestrale per le circa quaranta miglia che ci separano da Ajaccio. Doppiare punta Capo Rosso non cambierà di molto il paesaggio costiero, ancora costituito da rocce impervie irraggiungibili da terra. Poco più avanti, però, passata la piccola cala di Palu, mettiamo la prua nella baia d'Arone, cinta da una bella e selvaggia spiaggia sabbiosa raggiungibile da terra seguendo una stradina che, partendo da Piana, scende attraverso le montagne fino al mare. Facciano attenzione i subacquei, non lascino la baia prima di essersi immersi sulla bella secca dei Tuselli, facilmente individuabile sullo sperone roccioso che sembra dividere in due metà l'ampia baia. Il sommo è semiaffiorante e non saremo costretti a scendere oltre i venticinque per incontrare fauna ittica e bentonica in abbondanza. Per trascorrere alcune ore di relax, invece, doppiamo punta d'Orchina e insinuiamoci nella stretta Anse de Chiuni, molto bella anche se alcuni insediamenti turistici si affacciano sul mare. La stretta punta d'Omigna chiude a sud la baia, protendendosi verso ponente, sormontata da una torre di avvistamento genovese. Entriamo così nell'ampio golfo di Pero, ben protetto dai venti settentrionali, con fondali abbastanza pianeggianti e adatti ad un ormeggio tranquillo da effettuare senza timore di perdere l'ancora. Gruppetti di villette, piccoli residence e casette isolate si disperdono sul declivio dolce e verdissimo che scende direttamente dalle montagne dell'interno. Sul versante meridionale del golfo la strada nazionale riincontra la costa per la prima volta da quando aveva lasciato l'abitato di Porto e si era inerpicata alta e spettacolare sugli strapiombi granitici dei calanchi di Piana. Cargese la troviamo subito dopo la punta meridionale del golfo di Pero, con un piccolo porticciolo ben protetto dalle rocce dai venti da nord e da un frangiflutti di circa duecento metri da quelli da sud. Percorrendo l'itinerario al contrario si faccia molta attenzione ad uno scoglio quasi affiorante che seguendo quella rotta si trova proprio sulla direttrice dell'ingresso del porto. Acqua ed elettricità sono disponibili in banchina, mentre per il carburante occorre arrampicarsi in paese. Per i possessori di piccole barche va considerata l'esistenza di un comodo scivolo e di un ampio spazio in banchina (anche se sterrato) per manovrare con automobile e carrello. Il paesino di Cargese è arrampicato sulle rocce proprio sopra al porticciolo. Ha una storia molto antica e particolare: sembra, infatti, che sia stato fondato alla fine del '600 da coloni greci scacciati dai potenti genovesi dall'interno dell'isola. Una chiesa del paese è tuttora consacrata al rito ortodosso, seguito da un gruppetto di persone. Oltre il porto di Cargese la costa resta rocciosa, spesso bordata da belle spiagge di sabbia bianca che proseguono sotto la superficie con fondali luminosi e poco profondi. La strada statale corre a poca distanza dal mare e poche case si affacciano sulla costa. Siamo già nell'ampio golfo di Sagone, "cuore" vacanziero di questo tratto di costa. Ma prima di doppiare l'ultima punta, di veder scomparire Cargese dietro le nostre spalle e scoprire la lunghissima spiaggia di Sagone, dedichiamoci ad una bella immersione subacquea. Si tratta in realtà di immergersi proprio sul prolungamento sommerso della punta di Triu, da cui si elevano diverse assommate rocciose che raggiungono i trentacinque metri di profondità per poi cadere a sessanta. La ricchezza di pesce di questi fondali è davvero impressionante a livello di abbondanza di pesce, è chiaro però che si tratta di immersioni riservate a sommozzatori di una certa esperienza. Da non perdere anche il relitto di un aeroplano, un Canadair del servizio antincendio, affondato nel 1971 proprio di fronte a Sagone. Per quanto riguarda l'aspetto nautico della baia, va notato che non troveremo un porto vero e proprio, ma solo una piccola banchina lunga una ventina di metri e una serie di gavitelli per piccole barche. Facciamo grande attenzione a passare al largo delle rocce di St. Joseph che sulla punta meridionale della baia affiorano in superficie: si tratta di un luogo davvero molto pericoloso per la navigazione. Massima attenzione anche lungo il versante meridionale del golfo di Sagone, costellato di bassi fondali. Per i subacquei da segnalare il Banc de Provencale che risale fino ad una quindicina di metri ad un miglio dalla costa, e l'immersione a Pietra Piombata, un' ampia zona di massi dispersi sul fondale a poca distanza da riva. Quello che ci stupirà sarà la ricchezza di colori, di gorgonie e corallo rosso, piuttosto che di pesce peraltro tutt'altro che raro. Enorme ricchezza sia nel benthos che nella fauna ittica sul banco Provencale, dove in un'acqua dalla limpidezza addirittura irreale scopriremo un grande ramo di corallo nero. Doppiato capo de Feno giungiamo in vista delle isole Sanguinarie. Le raggiungeremo in breve, facendo attenzione allo scoglio del Fico e a quello della Botte. Oltre, una costa bassa e rocciosa estremamente esposta al vento, soprattutto al Maestrale a al Ponente. Navigando attorno alle isole si faccia attenzione ai molti scogli affioranti o semisommersi, preferendo di gran lunga l'ormeggio nel seno di Ajaccio, ormai vicinissimo dopo una breve navigazione verso est. Già di per sé la rada di Ajaccio offre una valida protezione naturale, ulteriormente rafforzata dalla presenza di due porti moderni ed efficienti, anche se per la verità ben affollati: il porto Tino Rossi, proprio sotto alla cittadella, e il porto Amirauté.
NOTIZIE UTILI |
|
Copyright © 1995-2008 Nautica Editrice S.r.l. -
V. Tevere 44, 00198 Roma, tel 068413060, fax 068543653, PI 00904971009 Nautica On Line ® è iscritta nel Registro della Stampa presso il Tribunale di Roma il 19/12/1995 al n. 620 e il 7/07/2003 al n. 302 Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica riservati. È vietata la riproduzione totale o parziale senza il consenso scritto dell'editore Design: Paolo Ciraci. Altri siti: nauticalweb | pagine azzurre | pagineazzurre mobile | eurometeo | eurometeo mobile | meteomed | olympic |
Homepage Mappa del sito Inserzionisti Contatti |
|